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02 Mag

Un contesto speciale quello che ha accolto i 1500 architetti e progettisti internazionali arrivati a Venezia per partecipare all’evento “La cultura. Un’impresa. Paesaggi possibili.” promosso dal produttore di porte blindate Oikos Venezia per approfondire il tema della cultura nell’organizzazione produttiva di oggi. Le spettacolari tele poste alle pareti e sul soffitto della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco, hanno catturato gli sguardi dei presenti durante la due-giorni di seminari ed approfondimenti con ospiti d’eccezione quali l’Architetto Stefano Boeri, il critico d’arte Philippe Daverio, la industrial designer Francesca Valan e il Prof. Fabrizio Panozzo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

A Venezia, tra i dipinti del Tintoretto e del Tiziano il 23 e 24 aprile scorso si è parlato di fattiva e fondamentale commistione tra razionalità ed arte, tra strumenti manageriali e linguaggio della cultura. Un binomio eccellente, in grado di attingere dal passato per costruire un futuro più cosciente e rispettoso. “Le imprese, se intrecciano relazioni con il mondo della cultura, diventano anche più innovative e più competitive” ha affermato Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari Venezia. E ciò significa dare valore anche al lavoro artistico, a quelle attività “creative” solo apparentemente non produttive ma che, al contrario, aprono la mente e creano cambiamento. Un cambiamento diffuso, un’attenzione verso l’uomo, la natura e la vita in ogni sua forma. Ne è chiara testimonianza il Bosco Verticale, un modello di edificio residenziale sostenibile progettato a Milano dall’archistar Stefano Boeri. Concepito per aiutare a rigenerare l’ecosistema urbano, con i suoi 800 alberi, 4.500 arbusti e 15.000 piante posizionati tra i piani delle due torri residenziali alte rispettivamente 110 e 76 metri, il Bosco Verticale funge da polmone verde al pari di 30 mila mq di foresta ed è oggi habitat di insetti ed uccelli che sono così tornati a popolare i cieli cittadini. Un complesso edilizio, un’opera d’arte pensata per la natura e per l’uomo, un esempio tangibile del possibile connubio tra concretezza materiale ed utopia artistica.  Visionaria ed appassionata anche la concezione dell’arte di Philippe Daverio, eclettica personalità in grado di cogliere le potenzialità dei popoli in base alle loro radici e alle loro peculiarità. A cominciare dal popolo italiano, plasmato di bellezza e di creatività, capace di scrivere la storia del mondo e di riconoscere e ricreare il bello per qualità innate. Affascinante excursus sul linguaggio storico del colore nell’arte e negli oggetti di vita quotidiana anche quello di Francesca Valan, industrial designer specializzata nel prevedere le tendenze del colore attraverso un metodo da lei stessa sviluppato che sfrutta la ciclicità delle preferenze cromatiche e la durata dei cicli per tipologia di prodotto. Il colore diventa quindi un linguaggio in continua evoluzione, contenitore di cambiamenti socioculturali e di prospettive per il futuro. Non un caso, in quest’ottica, i colori pastello del post guerra, i colori primari della vitale Pop Art anni ’60 e gli anonimi acromatismi pre-crisi degli anni ’70.

Un evento culturale e formativo. Un modo per dire che fare impresa oggi significa avere rispetto per l’ambiente e saper dialogare con più mondi. Quello creativo in primis.