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30 Nov

Se hai partecipato alla Convention Oikos lo scorso 11 novembre, avrai anche avuto il piacere di ascoltare la presentazione della color designer Francesca Valan. Il suo intervento di apertura si è concentrato sull’evoluzione del colore, con l’obiettivo di prevedere quali saranno le tendenze nei prossimi anni.

Intuire quale sarà il colore dei prodotti da qui ai prossimi 20 anni è soprattutto un lavoro di ricerca a ritroso perché, come spesso accade, per capire il futuro bisogna conoscere il passato. In questo modo diventa più semplice individuare alcune macro-tendenze che poi, nel tempo, tendono a ripetersi e definiscono scenari, colori, abbinamenti.

Se te lo sei perso o vuoi avere un riassunto di quanto è stato detto, questo articolo fa al caso tuo.

Qui troverai i punti fondamentali della presentazione e il video completo sull’evoluzione del colore.

Il colore nello studio di prodotto

Chi prevede le tendenze fa statistica: conosce i cicli del colore, sa quali colori ci sono stati e quali mancano e, in base a questo, fa previsioni, riproponendoli con nuove finiture.
Quello che si compra non è il colore preferito, bensì quello che in un preciso momento siete disposti a vedere. Un nuovo prodotto con un colore visto per troppo tempo perde in originalità ed è quindi importante sapersi rinnovare continuamente.

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I colori hanno cicli diversi: più sono intensi e meno durano. I neutri, infatti, sono quelli che durano di più.

In passato questa ciclicità serviva ad accentuare il ritmo delle vendite, ora è più corretto dilatare i tempi affinché un prodotto non diventi obsoleto visivamente prima di quanto non lo sia materialmente.

Ma quanto dura la vita di un colore?

Questo dipende molto dal mercato. In Italia i tempi sono brevi, in Germania sono più lunghi perché il colore è usato in modo più funzionale. Molto spesso le evoluzioni del mercato possono spingere l’adozione di nuovi colori o rimetterli in circolo, quindi è importante cogliere i segnali di cambiamento con anticipo.

Stai usando una tinta o un colore?

Una precisazione va fatta sull’utilizzo dei termini tinta e colore, che usiamo come se fossero la stessa parola ma hanno due significati diversi per chi è del mestiere. I colori possono essere messi in ordine solo con una struttura tridimensionale: ogni spicchio di questa sfera è una tinta. Per cui possiamo dire che il colore è un punto, la tinta un piano della sfera.

Semplificando, quando diciamo tinta non abbiamo definito un colore, abbiamo semplicemente detto che è un blu. Possiamo avere tanti colori nella stessa tinta blu.

differenza tra colore e tinta

Per chi progetta il colore, bisogna tuttavia considerare che esistono relazioni forti tra prodotto e colore, ad esempio La Ferrari è rossa.

Questi colori si chiamano “iconici” e possono essere di tre tipologie: funzionali, storici e materici. Abbiamo poi i colori “sintattici” che possono essere generici o astratti.

Scegliere il colore rappresenta il 50% del lavoro. Dopo, bisogna decidere come impiegarlo: monocromatico, bicromatico o policromatico. Se ad esempio volete mettere in evidenza le forme è meglio utilizzare un colore unico (es. statue greche); se invece desiderate rompere le forme si frammenta il colore.

La timeline del colore

 

1950s

Il periodo di rinascita economica post conflitto porta il buon umore.
I colori più importanti sono i colori pastello.
Nuovi prodotti, come gli elettrodomestici, entrano nelle case con colori per neonati. Il colore nero che richiama l’uso bellico è sconsigliato.

1960s

I colori più importanti sono i primari come il bianco e il nero, il rosso e il verde.
Sono gli anni del design, La plastica diventa la “tecnologia” del momento e i prodotti si allineano all’unicità del materiale con colori molto saturi.

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1970s

Sono gli anni della forma. La plastica vive un momento di crisi perché inquina, si va nello spazio, che è acromatico, e lo spazio stesso diventa un valore. Si affermano una serie di mobili che lasciano fluire lo spazio. La forma è importantissima per cui si usa un unico colore come le terre e i marroni.

1980s

La televisione ha cominciato a trasmettere a colori quindi un prodotto può essere comunicato a colori e questo si trasforma in un valore aggiunto. Più colori hanno gli oggetti e più trasmettono valore.

1990s

Sono gli anni dei materiali. Il colore passa in secondo piano e si preferiscono le forme e le scelte di materiale per trasmettere valore.

2000s

Gli oggetti sono essenziali e richiedono finiture molto curate. Le nuove tecnologie consentono di tagliare i metalli e la decorazione diventa parte della materia.

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2010s

Sono gli anni del “natural”, del low tech, del fatto in casa.

2015s

Assistiamo al ritorno fortissimo del colore. Uno dei nuovi valori è la privacy e nascono nuovi spazi dove isolarsi. Non era mai successo che il colore andasse a rivestire degli oggetti lussuosi. Molto oro.

2020s

Il tech si legherà sempre più alle emozioni più che agli oggetti. Il valore è non possedere, la libertà di avere lo spazio, il tempo, il silenzio. L’attenzione si sposta dall’oggetto allo spazio. Sono vuoti da riempire, da modificare. Nuovi spazi condivisi.

Tra 2025 e 2035 
Non si parlerà più di colori perché con le proiezioni 3d ci si concentrerà sulle sensazioni.
Gli spazi diventeranno scenografie.

 

Video della presentazione di Francesca Valan
alla Convention Oikos