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29 Giu

Ce lo siamo chiesti e abbiamo iniziato ad immaginare il futuro.

L’emergenza di questi ultimi mesi non poteva esimerci da alcune riflessioni che inevitabilmente ricadono anche nel nostro modo di vivere la casa. Da specialisti dell’ingresso abbiamo provato ad immaginare come anche questo elemento architettonico potesse essere interpretato per darci delle ulteriori visioni sullo sviluppo dello spazio di accesso alle nostre abitazioni.

Se infatti consideriamo il periodo storico investito dal COVID19 come un frangente di profonda incertezza in cui avvertiamo il senso della fine di un’epoca e dall’altro viviamo le trasformazioni che investono i temi del lavoro, della digitalizzazione, della smaterializzazione dei rapporti sociali, lo spazio domestico ha assunto un ruolo centrale nella vita di ciascuno.

Abbiamo vissuto le nostre case come luoghi di rifugio e di ritrovato contatto umano famigliare, ci siamo riappropriati di ciò che ci appartiene e abbiamo tramutato il nostro contesto domestico in uno spazio di vita allargato, divenendo ambiente di lavoro e di studio.

E’ così che la casa ha assunto una maggiore centralità anche dal punto di vista dell’esperienza estetica, ci siamo resi conto dell’importanza dell’armonia e del sentirsi bene nel nostro spazio abitativo, comprensivo di terrazze e giardini che hanno giocato un ruolo vitale in questi tempi.

Una riflessione ci giunge chiara, la conformazione degli ambienti e la loro fruizione subiranno un ripensamento nei progetti del prossimo futuro.

In questo contesto l’ingresso, inteso come spazio, potrebbe vedere radicalizzata la sua funzione di filtro, necessario a mediare la transizione tra due mondi, interno ed esterno, oggi sempre più agli antipodi.

Questo potrà avvenire in termini di scelta delle finiture ma anche e soprattutto nella configurazione dello spazio ingresso: un ingresso che inizierà sempre di più a portare all’interno la luce, o addirittura la natura circostante. Forse diventerà una piccola piazza semi-privata in cui fruire della socialità in modo controllato e sicuro, solo con chi vogliamo noi, senza necessariamente farlo entrare a casa nostra.

All’interno di ciò, la porta potrebbe invece ri-configurarsi in quello che nel Medioevo era il ponte levatoio del castello: una linea netta che separa il reale dal virtuale, la sicurezza dal pericolo, i cavalieri dal drago. D’altro canto, quale epoca ricordiamo più incerta del Medioevo?

Il tema della sicurezza, tanto in voga nei primi anni 2000 tornerebbe centrale. Una sicurezza investita di nuovi significati e significanti: la porta d’ingresso diviene un elemento sempre più complesso, dotato di molteplici dispositivi tecnologici che permettono di identificare ciò che sta fuori, oltre la soglia e di consentirne o meno l’accesso (termoscanner, scansione dell’iride, dispositivi di gestione automatizzate di consegne a domicilio, etc..).

Una progettualità a 360° quella che ci attende, capace di studiare soluzioni attuali e intelligenti per esigenze sempre più complesse e su misura che sono frutto di una consapevolezza più matura in termini di fruizione e godimento degli spazi di vita a noi cari.