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08 Giu

Quando pensiamo al termine soglia si apre un mondo infinito di opposti, un tentativo di dialogo fra le diversità.

In termini architettonici possiamo citare i paradossi più comuni: interno-esterno, luce-ombra, pubblico-privato, apertura-chiusura e tanti altri.

È sulla percezione di interno-esterno che ci soffermiamo oggi e tentiamo di capire l’importanza di questi due mondi nel concetto dell’abitare e l’elemento di coesione fra di essi: l’ingresso.

Fino a qualche decennio fa, l’ingresso era un locale sempre presente e tendeva a separare la zona privata della casa, la porta d’entrata dialogava con le altre porte interne.

La tendenza contemporanea è completamente cambiata e sempre più spesso l’ingresso si apre direttamente sul soggiorno rivelando immediatamente a chi entra il cuore dell’abitazione.

Con l’intento di poter disporre di maggior spazio possibile anche l’ingresso è divenuto vero elemento d’arredo. E così la sua porta.

Non solo interno però, perché se l’architettura storica ha sempre cercato di definire un rifugio rispetto al mondo esterno, l’architettura moderna ha sancito una radicale rivoluzione stabilendo che i due mondi dovessero dialogare il più possibile.

Si è così assistito ad una contaminazione di questi due ambienti: l’interno chiamato ad aprirsi il più possibile, a farsi arioso e solare; l’esterno sempre più accogliente e confortevole. Un cambio di prospettiva che concepisce lo spazio come un “unicum”.

I progettisti sono chiamati a invertire la rotta, progettando l’interno come un esterno e viceversa.

Un paradosso quello fra interno ed esterno che forse, nella nostra attualità, si è smaterializzato?

A voi le considerazioni.